Il cancro al femminile: le differenze che influenzano la salute

Tra biologia e fattori socioculturali

Il sesso biologico influenza i livelli ormonali, la risposta immunitaria, il metabolismo dei farmaci e perfino la capacità di riparare il DNA. Nella specie umana il cromosoma X contiene dei geni utili per il controllo della crescita cellulare e la riparazione delle mutazioni. Le femmine possiedono due copie del cromosoma X e i maschi una sola. Quindi, in caso di alterazioni dei geni nel cromosoma X, le femmine hanno di fatto una “copia di sicurezza”, i maschi no.

Poi, il sistema immunitario nelle femmine è generalmente più attivo di quello dei maschi. Anche per questo le pazienti oncologiche in genere rispondono meglio ai trattamenti che stimolano il sistema immunitario.

Le donne sperimentano più di frequente effetti avversi ai farmaci. Uno dei motivi è che per decenni molti medicinali sono stati sperimentati prevalentemente negli uomini, per diverse ragioni, tra cui evitare di coinvolgere le donne in età fertile, che avrebbero potuto avere effetti su gravidanze in corso o future. Anche per questo i dosaggi non sono calibrati per uomini e donne, nonostante differenze biologiche tra i due sessi, che incidono anche sulla distribuzione dei farmaci. Oggi le sperimentazioni includono di più le donne, ma capita ancora che alcune differenze tra i sessi non siano prese in considerazione in maniera adeguata. Inoltre, talvolta il personale sanitario dà un peso diverso a uno stesso sintomo se è manifestato da una donna o da un uomo.

A questi fattori se ne aggiungono alcuni ambientali e comportamentali. Storicamente gli uomini sono stati più esposti a fattori di rischio oncologico come i raggi solari e diverse sostanze, soprattutto per motivi professionali. Inoltre, gli uomini hanno spesso abitudini meno salutari delle donne: mediamente mangiano meno frutta e verdura, bevono più alcolici, partecipano più raramente ai programmi di screening oncologici e tendono a rivolgersi meno di frequente ai medici in caso di sintomi sospetti. Questi aspetti possono far aumentare il rischio di cancro e portare a ritardi nelle diagnosi, contribuendo dunque a peggiorare la prognosi per gli uomini.

Le donne invece, pur essendo in genere più attente alla salute, possono avere maggiori difficoltà economiche e sociali. Nel mondo le donne che affrontano un tumore sono più a rischio di andare incontro a difficoltà finanziarie, bancarotta e disoccupazione rispetto agli uomini, e in molti Paesi sono spesso meno informate o non dispongono del potere sufficiente per prendere decisioni sulla propria salute.


Complessità biologiche e identità di genere

Gli organi sessuali hanno origine da tessuti inizialmente indistinti, che si differenziano tendendo più al genere maschile o a quello femminile in base a vari stimoli, tra cui quelli prodotti dai geni presenti nei cromosomi, dai livelli ormonali e dalle influenze dell’ambiente. Biologicamente, dunque, il sesso può essere considerato come un insieme di tratti distribuiti in maniera diversa e continua nella popolazione, anziché come una dicotomia tra maschi e femmine. Questi aspetti non sono però sempre considerati, sia nella ricerca clinica sia nella cura.

Un caso particolarmente delicato è quello delle persone transgender. Innanzitutto, sono pochissime le sperimentazioni che le includono tra i pazienti. I motivi sono in parte sociali, dovuti a pregiudizi, in parte scientifici, perché si tratta di una popolazione piccola ed eterogenea, quindi può essere difficile ottenere risultati attendibili. Rispetto agli screening per la diagnosi precoce dei tumori, le persone transgender dovrebbero sottoporsi sia agli screening rivolti a individui del proprio sesso di origine sia a quelli indirizzati a soggetti del genere in cui si riconoscono. Tuttavia, non sempre sono informate e sensibilizzate, e possono incorrere in discriminazioni. Infatti, tanti operatori sanitari non sono formati e preparati per confrontarsi con pazienti transgender. È fondamentale poter parlare con i medici in contesti informati e rispettosi, senza timore di parlare apertamente della propria identità e dei propri dubbi.


Le donne tra cura e ricerca

Le donne sono anche caregiver, dottoresse, infermiere, ricercatrici in ambito oncologico. Per quanto riguarda l’accudimento dei pazienti sono molte più le donne degli uomini che si dedicano alla cura dei familiari con un tumore: un lavoro importantissimo e non retribuito, con forti ripercussioni psicologiche, sociali ed economiche. Anche nel mondo della ricerca, della medicina e delle professioni sanitarie persistono disparità significative: sono poche le donne ai vertici della ricerca oncologica mondiale e poche quelle che si trovano in posizioni di rilievo tra chi prende le decisioni politiche in ambito sanitario. In generale, tante donne in questi ambiti subiscono discriminazioni, bullismo e molestie sessuali. Inoltre, come in altri settori professionali, i livelli di retribuzione non sono sempre equilibrati tra i sessi: spesso le ricercatrici e le specialiste in medicina ricevono stipendi più bassi rispetto ai colleghi maschi.

Per cambiare questi scenari servono politiche di equità di genere per l’intero sistema dell’oncologia: dalla formazione alla pratica clinica, dai finanziamenti per la ricerca all’organizzazione dell’oncologia clinica.

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